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La recessione innescata dalla deflazione e la periferia economica meridionale, sono condizioni politiche causate dalla religione neoliberale, e sono considerati elementi per ridiscutere il paradigma culturale dominante poiché alimenta disuguaglianze, dipendenza dal sistema globale e sottosviluppo. La realtà meridionale è senza dubbio quella più danneggiata, basti osservare i drammatici dati dell’ISTAT, il tasso di disoccupazione è all’12,7% (2014), il più alto tasso di disoccupazione giovanile si registra in Campania (42,7%, 2014), e poi la nostra Regione è terz’ultima come reddito familiare netto mediano (dati ISTAT, 2013). Nel solo anno 2015 l’Italia perde 150 mila abitanti.

Il gruppo locale salernitano, di fronte a questi dati che sembrano il risultato di una guerra, ritiene opportuno ripartire da un presupposto, probabilmente, determinante per costruire un presente e un futuro: la cultura. MDF nasce per suggerire un cambiamento dei paradigmi culturali di questa società moderna, e lo fa offrendo visioni partendo dalla bioeconomia, ritenuta la filosofia politica che riesce a dare risposte concrete poiché nelle sue applicazioni crea occupazione utile. L’ambito più noto ed efficace, poiché maturo è senza dubbio l’indotto legato all’efficienza energetica, ma esistono ancora ampi margini di miglioramento poiché la classe dirigente politica è inadeguata nell’introdurre la bioeconomia nei programmi politici e nei piani di governo del territorio, con l’eccezione di sole due Regioni, la Toscana e la Puglia, ma che sembrano voler distruggere ciò che hanno recentemente approvato.

Di fronte a questa situazione, il nostro gruppo muove piccoli passi verso l’auto formazione per capire e conoscere prima di agire. In questo periodo, abbiamo realizzato alcuni eventi formativi e divulgativi. Seguiranno altre attività anche di natura pratica, com’è sempre accaduto nel nostro movimento.

Un concetto chiave legato alla bioeconomia, è quello di territorialità che invita istituzioni, imprese e cittadini ad attuare una variazione spaziale per sostenere l’identità e le risorse locali, poiché è il territorio che da vita alla nostra specie. Dal punto di visto economico e sociale, la cosiddetta globalizzazione neoliberale sta distruggendo le economie locali, ed è ciò che favorisce l’emigrazione degli abitanti. Il meridione è la “periferia” economia d’Italia, e l’Italia è la “periferia” economica dell’UE. La Germania è il “centro” e gli USA sono il “centro” dell’Occidente. Tutto ciò produce diseguaglianze economiche e sociali, e condiziona i flussi i migratori economici. Questo processo è stato pianificato.

Una risposta virtuosa a questo disastro sociale è la bioeconomia poiché territorializza l’economia, cioè fa gli interessi delle persone che vivono nei luoghi, se e solo se queste sono capaci di riconoscere e valorizzare le proprie risorse che sono immense ma sconosciute, poiché il paradigma dominante che ha psico programmato istituzioni, università e scuola sta distruggendo la propria identità storica e culturale, la tipicità dei luoghi, imbrogliando i concetti di ricchezza, valore, prezzo e costo.