In altre occasioni abbiamo evidenziato l’importanza di stimolare una partecipazione attiva per rigenerare Salerno. La Costituzione italiana prevede la democrazia diretta come forma di partecipazione al processo decisionale della politica, oltre al fatto che garantisce pari dignità sociale, rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, e consente a chiunque di concorrere al progresso materiale e spirituale della società; la stessa Repubblica promuove il decentramento amministrativo. All’interno della nostra Costituzione, insomma, troviamo principi e regole che consentono a cittadini e terzo settore di poter fare ogni cosa per migliorare la qualità della vita. L’articolo 42 della Costituzione dice persino che la proprietà privata deve assicurare una funzione sociale e la stessa può essere espropriata per garantire i diritti universali dell’uomo ed i servizi pubblici essenziali.

In tal senso MDF ha l’intenzione di promuovere sperimentazioni e processi che vanno a modificare il modo di amministrare, produrre, consumare e condividere l’energia nel senso tecnologico e democratico della proposta che intendiamo realizzare. Come abbiamo anticipato il nostro atteggiamento politico è quello di prendersi la responsabilità di co-gestire e decidere insieme agli altri cittadini sfruttando la trasparenza e le conoscenze culturali della bioeconomia. L’esempio banale riguarda il governo del territorio poiché l’intero PUC è sul sito del Comune, tutte le attività riguardanti permessi di costruire, trasformazioni sono ampiamente raccontate e previste nel PUC, spetta ai cittadini conoscerlo e interpretarlo, così come sarebbe spettato ai cittadini confutarlo per migliorarlo e/o cambiarlo. Oggi Salerno è al centro di disegni a dir poco speculativi, ma tutte le corrette posizioni per la tutela del territorio e dell’ambiente andavano svolte all’interno del procedimento amministrativo, e la storia di questa città insegna che quando c’era maggiore interesse e partecipazione politica dei cittadini, e c’era una maggiore consapevolezza poiché c’erano anche partiti più frequentati (popolari), i progetti speculativi non avevano un’approvazione così facile. Quando i cittadini hanno fatto molti passi indietro delegando qualsiasi decisione, gli speculatori hanno avuto la strada aperta.

L’Amministrazione Comunale stessa, tramite le proprie società, dovrà modificare la natura giuridica ed amministrativa delle stesse che controllano e vendono l’energia, dalla forma di SpA a società no-profit ad azionariato diffuso popolare, per favorire la cosiddetta “produzione decentrata” con l’impiego di un mix di tecnologie, che consentono ai cittadini/utenti di diventare produttori e consumatori di energia (prosumer).

In questo modo non solo si applica la Costituzione (democrazia economica), ma si consente alla cittadinanza di partecipare ai processi politici più importanti per la comunità, nel senso più ampio e maturo del concetto, poiché diventano soci proprietari, produttori e non solo consumatori passivi, ma soprattutto promotori di un piano industriale con l’obiettivo di realizzare l’auto sufficienza della città intera tramite lo sfruttamento delle fonti energetiche alternative. Auto sufficienza significa programmare la gestione delle risorse, misurando i flussi di materia ed energia che entrano e che escono. Una facile soluzione circa la gestione è la realizzazione delle miniere urbane (un’evoluzione delle cosiddette isole ecologiche) ove poter stoccare materie prime seconde per il riutilizzo. Sappiamo bene che, con un errore di idiozia, sia il Ptcp che il PUC prevedono un impianto di incenerimento che significa crimine sanitario programmato e danno all’indotto del riciclo, pertanto è necessario rimuovere questo errore marchiano, per introdurre le miniere urbane ed un corretto coordinamento dei rifiuti.

La tendenza generalizzata del decentramento amministrativo è, dal punto di vista fiscale, l’introduzione della cosiddetta tassazione generale locale, copiando il modello anglosassone, ma nella sua versione pratica viola la Costituzione poiché com’è noto in Italia bisogna tassare i redditi in maniera progressiva, e non ciò che si possiede e non produce reddito, poiché in questo modo si costringono i cittadini senza reddito a vendere i beni immobili.

Sotto il profilo della partecipazione sarebbe saggio copiare Porto Alegre ed i referendum svizzeri, per consentire ai cittadini di decidere direttamente come spendere parte delle proprie tasse e/o del bilancio locale.

Sotto il profilo delle gestione urbana sarebbe corretto copiare i modelli urbani tedeschi e spagnoli poiché tassano correttamente le rendite di posizione e indirizzando il recupero diretto del plusvalore fondiario per la città pubblica, e tale recupero si somma alla tassazione locale dei redditi di cittadini ed imprese locali. Queste tasse vengono investite sia nella rigenerazione della città, sia nei servizi locali. Dal punto di vista della pianificazione è giunto il momento che il governo del territorio si faccia un passo in avanti verso piani intercomunali poiché i cittadini usano lo spazio urbano ed i servizi in un determinato ambito e sotto questo aspetto l’analisi degli ambiti identitari del Ptcp sembra corretta. Sono circa 400 mila gli abitanti utilizzatori dell’area salernitana, pertanto se ci fosse un piano urbanistico adeguato non ci sarebbero tutti quei cittadini che si spostano prevalentemente con mezzi privati causando un danno ambientale evitabile. Questo significa che le tasse vanno gestite e ridistribuite all’interno di questi ambiti e sarebbe saggio farlo attraverso il modello società no-profit azionariato popolare con l’obbligo di investire gli utili nell’efficienza dei servizi (energia, acqua, rifiuti, mobilità, sanità, verde pubblico, istruzione e cultura).

In sostanza ripensando adeguatamente il decentramento con strumenti di partecipazione, ed una più efficace forma di federalismo fiscale (sfruttando al meglio anche il fondo perequativo ideato per aiutare i territori più svantaggiati), possiamo proporre una forma di gestione della cosa pubblica molto più agile ed intelligente rispetto a quella che vediamo oggi. Le tecnologie informatiche, una maggiore trasparenza e l’azionariato diffuso popolare abbinato alle migliori tecnologie ci consentono di realizzare una comunità più evoluta poiché cancella gli sprechi, usa l’efficienza energetica, sviluppa la resilienza e razionalizza i servizi pubblici locali.